Archivio | marzo, 2012

Sono solo parole

13 Mar

Questa mattina mi sono svegliata piuttosto di buon umore. Ho guardato fuori dalla finestre e in effetti anche il tempo mi ha dato ragione. Finalmente, è tornato il sole! Questo potrebbe non voler dire nulla per molti di voi, ma per una “meteopatica” come me vuol dire tutto.

Poi le cose sono man mano peggiorate. Le canine da portare in giardino e che poi ho dovuto rincorrere in mutande cercando di farle rientrare in casa. Non essendo neanche lontanamente somigliante a Belen e non avendo neanche una minuscola farfallina, sai che spettacolo meraviglioso per chi passava. Per fortuna, è una zona poco frequentata. 

Il telefono a cui ho dovuto fare il requiem perché non da più segni di vita. Le amiche che cominciano a chiamare pur sapendo che appena sveglia il massimo che riesco a dire è “Mmmmh”. E poi una serie di tragedie personali, delle amiche, che sembriamo delle zitelle acide a cui la vita non può più dare nulla quando ancora invece ci aggiriamo tutte sulla ventina/trentina. 

E. che è fidanzata ma non scopa da 4 mesi. E naturalmente, per il suo lui, va tutto bene. Sarei tanto curiosa di capire quando arriva per un uomo il momento in cui le cose non vanno tanto bene. 

L. che pur non essendo impegnata deve, per sua scelta, rendere conto della sua vita a un lui che sembra poco interessato a lei e più preso da chiunque gli sventoli la farfallina (per tornare alla Belen, di cui sopra!). 

E poi, io con una storia a picco e Lui che mi dice “abbracciami e facciamo finta di niente”. E no, cazzo. Non funziona così. Funziona che: io ti dico che non ti amo più e tu mi dici le peggiori cose che ti vengono in mente su di me, poi io ribatto e ciao  e chi si è visto, si è visto. Così è più difficile. Così è impossibile.  

E una mattina che era partita bene è diventata tragicomica. Un po’ rido e un po’ piango. Con “Sono solo parole” di Noemi in loop sul lettore. 

Migliorerà, ne sono sicura. Immagine

 

 

Io al posto di noi..

12 Mar

E’ strana la vita a volte. D’un tratto senti l’esigenza di fare spazio. Di chiedere aria.

“Torre di controllo sto finendo l’aria dentro il serbatoio”.

E tutte le certezze, puff, sparite. E anche se l’hai deciso tu, fai comunque fatica ad abituarti. Respirare per una persona sola invece che per due, pensare per uno, parlare per uno. In pratica, per fare spazio devi anche buttare via il vecchio vocabolario per scriverne un altro, pieno di parole nuove che non comprendono troppi plurali. 

Ieri notte ho sognato che giravo senza meta da sola. Da sola. Nessuno da chiamare, nessuno con cui parlare, nessuno. Mi sono svegliata con un nodo allo stomaco e le lacrime agli occhi.

Noi.  Io ci farò l’abitudine. 

Ricomincio da qui.. e non poteva essere diversamente!

11 Mar

Ricomincio partendo dal punto dove mi ero lasciata. E non poteva che essere diversamente.

Ricomincio, facendo quello che mi viene più naturale: scrivere. Ricomincio da un blog che parte senza troppe pretese, un po’ perché mi conosco e so quanto so essere scostante nello scrivere, un po’ perché lo comincio senza troppa convinzione.

Non starò qui a presentarmi, spero di avere la voglia di farmi conoscere, da chi vorrà, scrivendo ciò che mi passa per la testa giorno per giorno.

Ricomincio da qui, forse, proprio perché bisogna un po’ per perdersi per ritrovarsi. Bisogna ferirsi per rinascere. Bisogna ferire per andare avanti.

Questo sarà il posto per sfogare le mie ansie, la mia acidità che mi porta ad essere così tanto una “gatta selvaggia”, come carinamente mi chiamano gli amici, i pochi attimi di serietà e la serenità che spero arriverà.

Ricomincio da qui. Farfalle incluse.

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